18/06/2010 Meno rischi con una "guida" consapevole

(tratto da Il Pensiero Scientifico Editore)
"La gestione del rischio clinico" è il titolo, "Dalla consapevolezza alla sicurezza" il sottotitolo. La gestione del rischio in Sanità deve partire dalla consapevolezza?
Se io guido un’auto veloce in una città affollata o in una strada ad alto traffico devo essere consapevole del rischio a cui sono esposto e a cui espongo altri, coloro che viaggiano con me o transitano nel mio stesso percorso. Solo così sono in grado di adottare misure e comportamenti efficaci (ad esempio, tenere le mani sul volante e non sul cellulare, guardare attentamente la strada, rispettare i semafori, tenere una distanza di sicurezza dalle auto che mi precedono, non tenere la radio a un volume eccessivo che mi impedisce di sentire i rumori esterni) nel ridurre al minimo questo rischio. La consapevolezza deriva dalla conoscenza dei problemi, ma anche dalla riflessione sull’esperienza propria e di altri. Quindi sì, nelle nostre organizzazioni sanitarie la consapevolezza del rischio, connaturato a moltissime attività umane, è il primo passo per un comportamento individuale e del sistema a difesa della sicurezza dei cittadini e dei pazienti. Avere consapevolezza naturalmente non basta, è poi necessaria la volontà di metterla a frutto per far crescere competenza e padronanza nelle scelte e nelle azioni quotidiane
In teoria la gestione del rischio è finalizzata alla miglioramento della qualità dei processi di cura. In pratica non viene forse vissuta come uno strumento di difesa per prevenire l'errore e il contenzioso piuttosto che un'azione per una maggiore tutela dei pazienti e degli operatori?
Sono due facce della stessa questione. Affermare che la gestione del rischio sia soltanto un modo per migliorare la qualità delle cure sarebbe probabilmente un’ingenuità, ma considerarla soltanto uno strumento di difesa sarebbe riduttivo. È senz’altro vero che la rapida diffusione dello strumento "gestione del rischio" e la sua legittimazione istituzionale è stata determinata, da noi come in altri Paesi, anche dalla volontà del management e della politica di dotarsi di uno strumento tangibile per governare contenzioso e relative conseguenze a vari livelli. Ma lo stesso strumento offre un modello concettuale e culturale per lavorare meglio, per sottrarre spazio alla casualità e all’improvvisazione; mette a disposizione mezzi...
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