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14/06/2010 Quelle incrollabili, confortanti convinzioni


(Tratto da Blog Scire)

Molti esperti di Evidence Based Medicine (EBM) non riescono proprio a capacitarsi come mai gli operatori sanitari, medici in testa, o gli stessi pazienti, possano talora risultare tanto impermeabili alle prove inconfutabili che vengono dalla ricerca. Ad esempio, è dimostrato che una radiografia o una Tomografia Computerizzata (TC) del rachide non migliorano il processo diagnostico-terapeutico del mal di schiena, e anzi alle volte lo peggiorano, diventando l’anticamera di interventi chirurgici inutili e spesso dannosi. Eppure, messo a conoscenza di questo dato ormai assodato, il medico continuerà a prescriverle e il paziente a richiederle, nella convinzione, incrollabile, che fare una lastra o una TC sia comunque meglio che non farla. Insomma, quando si arriva al punto, all’atto pratico, le convinzioni di medici e pazienti, e anche il buon senso, sembrano contare ben più delle prove o evidenze.

Ne parla Christie Aschwanden in un articolo pubblicato sul numero corrente di Miller McCune, una rivista di giornalismo orientata verso temi di interesse accademico. Di norma, il Blog Scire non prende a riferimento articoli giornalistici, ma in questo caso va sottolineato che l’autrice è anche un componente della mailing list internazionale di Evidence Based Medicine, e che per la stesura del suo articolo ha consultato diversi esperti internazionali di EBM, che alla fine, Paul Glasziou in testa, si sono complimentati per il suo lavoro.

Dunque, si diceva di quanto le convinzioni siano spesso incrollabili e non scalfibili, neanche dalla migliore evidenza. Un altro esempio portato dalla Aschwanden è quello dell’abuso di ibuprofene da parte dei maratoneti, studiato da David Nieman della Appalachian State University. Molti maratoneti sono convinti che l’ibuprofene, in virtù delle sue proprietà antinfiammatorie, possa aiutarli a ridurre l’infiammazione che si genera nell’apparato muscoloscheletrico durante lo sforzo della corsa prolungata. Così Nieman a un certo punto ha deciso di studiare l’utilizzo di questo farmaco nei maratoneti, rilevando che il suo impiego durante la corsa risultava associato a un un livello di infiammazione e dolore maggiori. Quando però è andato a presentare i suoi risultati a un gruppo di maratoneti che stavano per iniziare una corsa, ha dovuto prendere atto con sorpresa che essi non riuscivano minimamente a scalfire le loro convinzioni. Insomma, Nieman non è stato capace di cambiare quella che tutto sommato era una ragionevole (e confortante) idea dei maratoneti, ossia che l’ibuprofene, essendo un antinfiammatorio, debba per forza essere utile a chi è impegnato in una maratona, anche se i dati di uno studio sul campo dicono il contrario. Questo fenomeno è conosciuto dagli psicologi sociali, che lo chiamano “la presunzione della verità che vince”, il fatto che quando qualcuno afferma correttamente la verità, si aspetta che questa debba essere unanimemente riconosciuta. Cosa che invece, nella vita reale, assolutamente non avviene.

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